Grande ammonite fossile del genere Cleoniceras, proveniente dal Madagascar e risalente all'Albiano, nel Cretaceo inferiore, circa 110 milioni di anni fa. Con un diametro di 266 mm e un peso di 3.770 grammi, questo esemplare conserva una straordinaria testimonianza della struttura interna delle ammoniti, resa particolarmente evidente dalla superficie lucidata, dalle elaborate linee di sutura e dalle porzioni di madreperla fossile che mostrano ancora delicati riflessi iridescenti.
L'ammonite presenta una grande conchiglia avvolta a spirale, con giri progressivamente più ampi che si sviluppano intorno alla regione ombelicale centrale. La superficie rivela una complessa alternanza di tonalità bruno-ocra, miele, ambra, beige e grigio, attraversate da venature scure, fratture mineralizzate e aree più chiare nelle quali sono riconoscibili differenti strutture del guscio.
Una parte particolarmente estesa dell'esemplare è caratterizzata da un fitto intreccio di disegni ramificati, simili a minuscole felci o foglie finemente frastagliate, che costituiscono uno degli aspetti più affascinanti della morfologia delle ammoniti. Un elemento di particolare interesse è la conservazione di porzioni madreperlacee del guscio originale. In alcune zone, soprattutto intorno alla spirale interna e lungo le superfici più chiare, la luce rivela sfumature viola, azzurre, rosate e verdastre, che cambiano intensità secondo l'angolo di osservazione.
Queste iridescenze sono compatibili con la conservazione della microstruttura lamellare della madreperla, originariamente costituita da sottilissimi strati di aragonite, una forma cristallina del carbonato di calcio. La madreperla fossile è particolarmente interessante dal punto di vista paleontologico perché permette di osservare una proprietà ottica del guscio che può sopravvivere alla morte dell'organismo e a milioni di anni di trasformazioni geologiche.
Quando la struttura mineralogica originaria viene conservata, anche parzialmente, la disposizione microscopica delle lamelle può continuare a interferire con la luce, producendo i caratteristici riflessi iridescenti. Durante l'Albiano, il territorio che oggi costituisce il Madagascar comprendeva estesi ambienti marini abitati da numerose specie di cefalopodi. La loro grande diffusione geografica e la rapida evoluzione di numerose linee evolutive le hanno rese alcuni dei fossili più importanti per la datazione delle successioni sedimentarie marine.
I depositi cretacei del Madagascar, in particolare quelli del bacino di Mahajanga, sono conosciuti per l'abbondanza e la qualità di conservazione delle ammoniti. In queste formazioni, gli antichi sedimenti marini hanno custodito gusci, camere interne e strutture mineralogiche che oggi consentono di ricostruire aspetti della vita e dell'ambiente di questi organismi scomparsi. La superficie di questo esemplare è stata lucidata per valorizzare le differenti strutture fossili, mettendo in risalto il contrasto tra le zone ricche di sutura, le superfici madreperlacee e le aree interessate da mineralizzazioni e fratture.




























