Tu che fiorivi nel silenzio di un mare tropicale, in un’epoca in cui i dinosauri dominavano la terra e il Madagascar era ancora un frammento che si staccava lentamente dal supercontinente Gondwana. Nel tuo guscio si riflettevano le correnti dell’oceano primordiale: camere d’aria che regolavano il tuo galleggiamento, un fragile equilibrio tra la leggerezza dell’acqua e la gravità della pietra che saresti diventata.
Ora, dopo milioni di anni, la tua spirale racconta il linguaggio della cristallizzazione e del tempo: sfumature dorate e brune, vene lattiginose e figure dendritiche che sembrano alghe pietrificate o scritture dimenticate. Lucidata con rispetto e montata su una base in legno e ottone, riveli la tua doppia natura — animale e minerale, marina e terrestre. Non sei più una creatura del mare, ma una traccia della sua memoria, un simbolo di come la vita si trasforma, si sedimenta e continua a raccontare.
Guardarti è come osservare il respiro di un oceano scomparso, ancora vivo nella spirale che non smette mai di nascere.




























