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Rubino
Il rubino domina il mondo delle gemme da secoli. E’ ammirato per la sua calda e seducente colorazione, l’eccellente brillantezza e la notevole durezza. Il suo colore accattivante, che spazia dal rosa lampone all’intenso rosso sangue di piccione, è il colore dell’amore, del desiderio, della vivacità e del potere. Questa splendida gemma irradia calore, passione ed un forte senso di vitalità, e per molti, la sua luminosità rappresenta l’inarrestabile energia solare. Il rubino è inoltre una pietra preziosa estremamente rara e ricercata, utilizzata per realizzare capolavori dal valore inestimabile ed alcuni tra i più maestosi gioielli al mondo.
Cos’è il rubino?
E’ una varietà rossa del corindone, composta da ossido di alluminio e cromo, con minute tracce di altri elementi a seconda del giacimento. Allo stato puro il corindone non ha colore: è l’aggiunta del cromo che non solo conferisce ai rubini la loro colorazione scarlatta ma li rende anche molto rari. Il colore per il quale è così ammirato varia a seconda del luogo d’origine della pietra e va dal rosso chiaro al rosso-arancio, al color vinaccia o al rosso tendente al viola.
Il cromo filtrava all’interno della gemma quando questa si formava creando una moltitudine di crepe e di fessure all’interno del cristallo, permettendo solo a poche gemme di formarsi perfettamente e di raggiungere notevoli dimensioni. Dunque i rubini con peso superiore ai 3 carati sono estremamente rari, e quelli con inclusioni minime sono ritenuti molto pregiati ed hanno un valore notevole, spesso superiore a quello dei diamanti.
Il rubino naturale è ritenuto da molti uno delle quattro pietre preziose (le altre tre: smeraldo, zaffiro e diamante) note per la loro scarsità, durezza ed elevato valore (il rubino è secondo solo al diamante).
Il rubino prende forma prismatica, bipiramidale o romboedrica.
Caratteristiche del rubino
Il rubino è da sempre apprezzato per la sua eccezionale durezza, che corrisponde a 9 sulla scala di Mohs. Tra tutte le gemme naturali, solo il diamante e la moissanite sono più duri del rubino: il diamante è la pietra più dura in assoluto e misura 10. Dunque la durezza del rubino è di molto superiore a quella delle particelle abrasive presenti nell’aria che potrebbero contribuire alla sua usura, il che permette a questa meravigliosa gemma di conservare la sua scintillante brillantezza e restare luminosa. E’ estremamente resistente e non presenta clivaggio, il che la rende una pietra ideale per anelli e montature soggette a colpi ed usura.
I rubini naturali tendono ad essere gemme imperfette: è molto comune che presentino impurità o inclusioni. E sono le inclusioni di sottilissimi cristalli aghiformi di rutilo che conferiscono ad alcuni rubini l’eccezionale effetto ‘seta’. Dette impurità rendono le gemme naturali più facilmente distinguibili da quelle artificiali e determinano anche il valore e la rarità di una gemma, soprattutto quando le inclusioni sono orientate in modo da riflettere la luce sulla ‘seta’ creando effetti ottici particolari.
La disposizione cristallografica degli ioni nella struttura chimica dei rubini è responsabile dell’assorbimento della luce gialla e verde, creando così una luminescenza rossa. Tale luminescenza accentua l’intensa colorazione del rubino ed esalta la sua ammaliante luminosità. Inoltre, quando viene stimolata da fotoni di lunghezza d’onda di 694 nanometri, l’intensità dell’emissione di luce rossa incrementa esponenzialmente e da origine all’effetto utilizzato da Theodore Maiman nel 1960 per dar vita al primo laser.
Tipologie di rubino
La qualità e, di conseguenza, il valore del rubino sono determinati dal colore (dopo il colore incidono trasparenza, taglio e peso). La tonalità più luminosa e ricercata è nota come ‘sangue di piccione’, ossia un rosso puro ed intenso, senza alcuna aggiunta di blu o giallo.
Gemme di eccellente qualità sono note come ‘rubini birmani (o del Myanmar)’. Questi sono cristalli dalla colorazione eccezionalmente vivida e presentano una luminosità preziosa sotto qualsiasi luce, sia artificiale o naturale. Sono caratterizzati da una colorazione intensa ed accesa con delicate sfumature blu. Sono gemme rarissime che tipicamente, ma non esclusivamente, provengono dalla leggendaria Magok, ossia la valle dei rubini, nel Myanmar settentrionale. Alcuni collezionisti utilizzano il termine ‘rubino birmano o del Myanmar’ per indicare rubini di una specifica tonalità di rosso, qualsiasi sia il luogo di origine (anche se non provengono dal Myanmar).
La Tailandia invece è famosa per i suoi ‘rubini del Siam’, dall’elegante colorazione rosso attenuato, a volte tendente al marrone. La bellezza di questa particolare sfumatura è considerata seconda solo alla particolare colorazione delle gemme del Myanmar.
Le inclusioni di rutilo nei rubini possono anche dare origine ad accattivanti effetti di gatteggiamento ed asterismo. Ciò accade quando le minute inclusioni sono orientate in maniera particolare e riflettono la luce a ‘occhi di gatto’ oppure a forma di una sfavillante stella a sei punte. Tali rubini sono solitamente tagliati a chabochon in modo da far risaltare il fantastico gioco di luci. Quando si osserva uno di questi rubini sotto un’ unica fonte di luce, posizionandolo in diverse angolazioni, la forma della stella sembrerà scorrere sulla sua superficie. Questi rubini detti ‘stellati’, sono preziose rarità il cui valore è determinato dalla particolarità del colore.
Trattamenti del rubino
Al giorno d’oggi, la maggior parte dei rubini, soprattutto quelli meno pregiati, vengono in qualche modo trattati per migliorarne l’apparenza e la qualità. Va comunque anche menzionato che le gemme di ottima qualità non trattate, sono sempre molto pregiate ed hanno un elevato valore commerciale.
Alcuni dei trattamenti considerati ‘accettabili’ vengono effettuati su quasi tutte le gemme. E’ molto comune, per esempio, scaldare il cristallo grezzo prima di tagliarlo. Questo trattamento termico richiede temperature di circa 1800 °C (3300 °F), anche se alcune pietre vengono sottoposte ad un processo a bassa temperatura e poste su carbone ad una temperatura di 1300 °C (2400 °F). I miglioramenti ottenuti includono l’alterazione del colore (vengono rimossi i riflessi purpurei o le macchiette blu), la copertura di fratture e spaccature (talvolta riempiendole completamente) e la dissoluzione del rutilo per incrementare la trasparenza .
Un trattamento a cui, negli ultimi anni, vengono sottoposte sempre più gemme è quello delle infiltrazioni con il vetro piombo. Ciò comporta il riempimento delle fratture all’interno di una gemma con vetro piombo o materiale simile: tale intervento andrà a migliorare drasticamente la trasparenza del rubino, rendendo anche pietre di scarsa qualità, adatte alla lavorazione per gioielli preziosi. Questo processo richiede quattro fasi: (i) lucidatura che eliminerà tutte le impurità in superficie, (ii) pulizia della gemma utilizzando acido fluoridrico (fluoruro di idrogeno), (iii) riscaldamento della gemma ad una temperatura di circa 900 °C (1600 °F) per rimuovere eventuali impurità all’interno delle fratture (conservando però il caratteristico effetto ‘seta’) e (iv) una cottura, in forno elettrico per circa un’ora, della pietra ricoperta da una varietà di additivi chimici . Quest’ultima fase del processo può essere ripetuta fino a tre o quattro volte, utilizzando diverse soluzioni o miscele chimiche per riempire le fratture e così incrementare la trasparenza del rubino.
Rubini sintetici ed imitazioni
Il primo rubino artificiale fu sintetizzato da Faudin nel 1837, utilizzando allume di potassio con un tocco di cromo per la pigmentazione, fusiinsieme ad alte temperature. Questo fu il preludio (opened the gateway) per diversi esperimenti al fine di produrre gemme artificiali di qualità, per le quali indubbiamente vi era grande richiesta. Ma fu solo nel 1903 che Verneuil potè annunciare la produzione su scala commerciale di rubini sintetici utilizzando il metodo di fusione a fiamma. Il laboratorio di Verneuil continuò ad espandersi e nel 1910 contava ben 30 fornaci capaci di produrre in media una tonnellata di splendidi rubini all’anno. Dati i costi relativamente contenuti della fusione a fiamma, la maggior parte dei rubini artificiali prodotti al giorno d’oggi vengono sintetizzati utilizzando lo stesso metodo introdotto da Verneuil.
I rubini sintetici appaiono perfetti ad occhio nudo, ma un ingrandimento rivelerà la presenza di bolle di gas, striature ed anche curve. Solitamente, un minor numero di imperfezioni poco visibili, va ad indicare un rubino sintetico pregiato e di valore. Se però, la gemma è completamente priva di imperfezioni, le sue origini artificiali saranno troppo evidenti e la pietra perderà del tutto il suo valore.
Oltre ad essere utilizzati per creare meravigliosi gioielli, i rubini sintetici hanno anche un importante impiego tecnologico. Barre di rubino artificiale vengono usate per creare laser e maser. Il primo laser a rubino fu costruito nel 1960 e funziona tutt’ora.
Anche le imitazioni di rubini hanno ampio mercato chiaramente dovuto all’elevato costo delle gemme sia naturali che artificiali. Le imitazioni sono state riscontrate sin dal periodo dell’antica Roma; inoltre già nel Secolo XVII si elaboravano tecniche per colorare di rosso cristalli vari (lana scarlatta veniva bruciata in una fornace e poi posta a contatto con la superficie inferiore di un cristallo incolore per conferirgli la tinta di un rubino). I materiali utilizzati più frequentemente per simulare un rubino vero sono lo spinello rosso (chiamato anche rubino balas), il granato rosso (chiamato anche rubellite) e persino il vetro tinteggiato.
Dove si trovano i rubini?
Molto ricercati, i rubini, soprattutto quelli di eccellente qualità, sono però anche incredibilmente rari.
Da secoli, il Myanmar ritiene il primato di maggiore produttore al mondo di rubini d’eccellenza. In passato la Valle di Magok nel Myanmar settentrionale produceva alcune delle gemme più raffinate mai ritrovate, purtroppo però questi giacimenti si stanno velocemente estinguendo. Altri depositi di nota si trovano intorno alla cittadina di Mong Hsu, nella parte nord orientale del paese, che dagli anni 90 sono diventati distributori di gemme d’eccellenza a livello globale. Inizialmente però si pensava che i rubini ritrovati in queste miniere non fossero particolarmente pregiati a causa della loro inusuale colorazione che mostrava un cuore scuro, color porpora o nero, ed una periferia più chiara. In seguito, grazie al trattamento termico, si riuscì a trasformare il colore scuro del centro della gemma in uno splendido rosso intenso. Altri giacimenti sono presenti anche in Namya, nel Myanmar del nord.
Il rubino viene ritrovato anche in altri paesi asiatici quali il Vietnam, le cui pietre sono caratterizzate da una delicata sfumatura di blu. La Tailandia invece produce pietre molto scure, mentre in India (negli stati Orissa e Mysore) si ritrovano cristalli di notevoli dimensioni. Un tempo lo Sri Lanka produceva deliziosi rubini color lampone (noti come Rubini Ceylon), che però sono ora diventati estremamente rari. Altri depositi di nota sono presenti nel Pakistan settentrionale (nella Valle dell’Hunza nel Kashmir), in Cambogia (nei distretti Pailin e Samlout), nel Nepal, nel Laos, in Tagikistan e nell’Afghanistan.
Di recente, l’Africa orientale si è dimostrata una considerevole fonte di gemme di eccellenza. Negli anni ‘60 furono scoperti dei giacimenti in Kenya ed in Tanzania, e grazie alla particolarità della loro intensa colorazione che spaziava dal rosso pallido a quello scuro, i rubini qui ritrovati catturarono velocemente l’attenzione di collezionisti in tutto il mondo. Altri depositi di notevoli dimensioni furono poi trovati nel 2009 in Mozambico, più specificamente nel distretto di Montepuez, nella provincia di Capo Delgado. L’unico paese sul continente europeo a possedere significativi giacimenti di rubini è la Repubblica di Macedonia, dove intorno alla città di Prilep, si trovano gemme dall’ineguagliabile color lampone. Recentemente, giacimenti di nota, sono stati ritrovati anche in Groenlandia, sotto le banchise che si stanno ormai ritirando.
Capolavori in rubino
Il Sunrise Ruby è una gemma da record: si è aggiudicato il primato di gemma colorata più costosa al mondo (se si escludono i diamanti) quando nel 2015 fu venduta ad un’asta di Sotheby’s in Svizzera per $30milioni (USD). E’ un rubino birmano dal colore ‘sangue di piccione’ dal peso di 25,6 carati (5,1g) montato su un anello firmato Cartier. Il rubino è posto tra due diamanti tagliati a forma ettagonale. La pietra prende il suo nome dall’omonima poesia scritta dal poeta sufi Yalal ad-Din Rumi nel Secolo XIII.
La celeberrima collezione di gioielli di Elizabeth Taylor includeva vari pezzi con rubini, quali l’anello firmato Van Cleef and Arpels che le fu regalato da Richard Burton nel 1968. L’anello d’oro con un rubino da 8,24 carati circondato da diamanti, fu venduto ad un’asta di Christies nel 2011 per $4,2milioni (USD), aggiudicandosi il primato di costo per carato relativo ai rubini (corrispondente a $512,925 USD per carato). La collezione della Taylor includeva anche una collana di rubini (che fu poi venduta per $3,7milioni) ed una parure di rubini e diamanti firmata Cartier donatale dal suo terzo marito (venduta per oltre $5millioni).
Harry Winston creò delle scintillanti scarpette di rubino per commemorare il 50° anniversario del Mago di Oz. Utilizzò 4.600 rubini naturali per un peso complessivo di 1.350 carati ed impiegò ben due lunghi mesi per completarle. Solo Judy Garland, la protagonista del film, ebbe l’onore di indossare questo paio di scarpe, le più costose al mondo.
Con un peso di 196,1 carati, il Rubino Hixon è considerato il rubino grande più perfetto al mondo. Nel 1978, il Colonnello Frederick Hixon donò questa gemma al Museo di Scienze Naturali di Los Angeles.
Il rubino ‘Liberty Bell’ (Campana della Libertà) è il più grande mai ritrovato al mondo. Fu rinvenuto nell’Africa orientale negli anni ‘50 e nel 1976 fu scolpito a forma di Campana della Libertà per onorare il bicentenario della nascita degli Stati Uniti d’America. Il rubino pesa 8.500 carati (equivalenti a 1,7kg) ed e’ tempestato da 50 diamanti (a rappresentare i 50 Stati degli USA). La scultura, valutata $2milioni (USD), fu rubata nel 2011. Sebbene gli uomini responsabili del clamoroso colpo furono arrestati nel 2014, la polizia ancor oggi non nutre grandi speranze di ritrovare la refurtiva.
Alcuni dei rubini più raffinati al mondo sono esposti allo Smithsonian Institution di Washington D.C. Vi è, per esempio, l’anello di rubini di Carmen Lúcia con il suo sfavillante rubino birmano di 23,1 carati, montato su un anello di platino e diamanti. E’ una gemma unica non solo perché i rubini con peso superiore ai 20 carati sono estremamente rari, ma anche per il suo colore insolitamente omogeneo e la sua eccezionale trasparenza. Inoltre il taglio impeccabilmente proporzionato, produce meravigliosi e vividi riflessi impreziosendo ancor più l’anello. Il rubino fu ritrovato in Birmania, nella leggendaria Valle di Magok, negli anni 30 e fu donata allo Smithsonian da Peter Buck, in memoria di sua moglie Carmen Lúcia.
Anche il rubino stellato Rosser Reeves si trova allo Smithsonian Institution. Questa eccezionale gemma pesa 138,7 carati ed è uno dei rubini stellati più grandi mai ritrovati. Fu ritrovato in Sri Lanka ed è ammirato in tutto il mondo per il suo asterismo ben definito e per il suo colore ammaliante. Alla fine degli anni ‘50 fu comprato dal magnate pubblicitario Rosser Reeves che, ritenendolo un portafortuna, lo aveva sempre con sè finchè nel 1965 lo donò allo Smithsonian.
L’ estravagante corona di San Venceslao è parte dei regalia dell’ormai scomparso Regno di Boemia. Fu commissionata dall’undicesimo Re di Boemia ed Imperatore dell’Impero Romano Carlo IV e dedicata al primo Santo Patrono del paese (da cui prende il nome). Realizzata in oro 22 carati e tempestata da perle e pietre preziose: un incredibile rubino da 250 carati, 19 zaffiri, 44 spinelli, 30 smeraldi e 20 perle. I regalia della corona boema non sono esposti al pubblico (quella esposta nel Castello di Praga è una replica della corona) ma sono conservati in una stanza nella Cattedrale di San Vito (Praga). L’ingresso di questa camera ha sette serrature e ciascuna delle chiavi per la loro apertura è custodita da una persona diversa.
Proprietà del rubino
Il rubino ha il potere di proteggere chiunque lo indossi da lesioni e ferite, di curare disordini del sangue ed alleviare problemi di circolazioni. Inoltre, un rubino può aiutare ad accrescere i livelli energetici, avere un approccio più positivo alla vita, essere più forti emotivamente, incrementare la capacità di concentrazione ed ad avere più consapevolezza di sè.
Il vivido colore scarlatto del rubino è associato alla passione ed al desiderio. E’ ritenuto da molti la pietra dell’amore, soprattutto della dedizione, della passione e della fedeltà. Inoltre, è reputato un potente afrodisiaco capace di far aumentare il desiderio e l’energia sessuale, avvicinandoci ai piaceri dei sensi. Ciò accade in quanto questa magnifica pietra stimola il cuore e ravviva il sangue, incoraggiandoci ad apprezzare maggiormente la nostra esistenza nel mondo.
Rubino esoterico
Il rubino è la pietra dei nati nel mese di luglio.
Questa magnifica gemma è associata al Chakra della Radice, o Muladhara, situato alla base della colonna vertebrale. Questo è il chakra che controlla l’energia per il movimento ed i sentimenti chinestetici. E’ anche il chakra che stimola Kundalini: cioè la fonte del potere, del desiderio, dell’energia spirituale e della consapevolezza di sè. Quando il Muladhara è bloccato, ci causa letargia e poco entusiasmo, e ci si può anche far sentire distanti e disconnessi dalla realtà che ci circonda.
Il rubino può essere usato per stimolare il Muladhara e dunque incrementare la vitalità sia del corpo che della mente. Questa splendida pietra sblocca il Chakra della Radice e ci permette così di acquisire maggior forza fisica e resistenza e di ravvivare la nostra energia spirituale. Tutto questo accresce la nostra concentrazione, determinazione, sicurezza, motivazione e lucidità. Dunque, ci si sente più sicuri di sé, indipendenti e meno timidi e tutto ciò ci proietta verso la prosperità ed il conseguimento di obiettivi, qualunque essi siano.
Attraverso i secoli, molte culture nel mondo hanno utilizzato i rubini come potenti talismani per favorire passione e prosperità ed anche per protezione. Per molti, la luminosità del rubino rappresenta il sole e numerose leggende affermano che è praticamente impossibile celare queste meravigliose pietre una volta indossate: esse emanano una tale brillantezza da essere visibili anche se coperte dagli abiti più spessi. Utilizzato come talismano o amuleto, si dice che il rubino possa tener lontano gli incubi e aiutare a raggiungere la pace interiore. In passato è stato usato per tener lontano la peste, per proteggere il corpo ed anche per scacciare tristezza e pensieri schiocchi.
Si ritiene che i rubini stellati abbiano le stesse proprietà metafisiche degli altri tipi di rubino, sono però acuite l’energia curativa e quella magica (sono in particolar modo potenti nelle notti di luna piena). La stella del rubino amplifica la nostra forza interiore e le nostre risorse riflettendo e mantenendo luminosa la luce del nostro animo. E’ particolarmente utile a coloro che si trascurano, agli autolesionisti, a chi sta affrontando rabbia repressa, a chi ha disfunzioni sessuali o chi ha traumi causati da abusi di potere.
Il rubino nella storia e nel mondo
In Sanscrito, il rubino si chiama ‘ratnaraj’, cioè ‘re delle pietre preziose’. Inoltre, in antiche scritture indiane, nella Bibbia ed in altri testi storici importanti, il rubino viene descritto come una pietra ‘preziosa’, testimoniando una lunga tradizione di apprezzamento e di lavorazione di questa bellissima gemma.
Antiche culture asiatiche attribuivano al rubino svariati poteri. Gli Hindu, per esempio, credevano che usare rubini per fare offerte votive al dio Krishna potesse garantire di reincarnarsi come imperatore, mentre leggende birmane narrano di guerrieri che si inserivano dei rubini sotto la cute nel tentativo di rendersi invincibili.
I rubini divennero una delle pietre preziose più apprezzate dalle famiglie reali ed aristocratiche in Europa. Nel corso del medioevo si pensava che indossare i rubini potesse garantire prosperità, ottima salute, saggezza ed amore sincero.
Nel 1961 un rubino artificiale fu utilizzato nei Laboratori di Ricerca Hughes per dar vita al primo laser ottico al mondo: fu il primo ad utilizzare queste lunghezze d’onda ed il prototipo creato dallo scienziato Theodore Maiman negli anni 60 funziona tutt’ora correttamente.
