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Conus Magus forma Circae

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  • Provenienza: Nuova Caledonia
  • Codice articolo: CMC-01
  • Località: Prony Bay
  • Dimensioni: 52,50mm × 28mm × 26mm
  • Peso: 18gr

Descrizione

La forma circae, descritta da G. B. Sowerby II nel 1858, è generalmente interpretata come variante cromatica e morfologica di Conus magus.

Sebbene il nome Conus circae sia presente in alcune classificazioni moderne come specie distinta, in ambito malacologico tradizionale e collezionistico questa entità viene più correttamente trattata come forma intraspecifica, in virtù della continuità morfologica, dell’areale sovrapposto e dell’assenza di caratteri diagnostici nettamente separativi rispetto alla forma tipica di C. magus. L’inquadramento come Conus (Pionoconus) magus f. circae rappresenta pertanto la soluzione più equilibrata e condivisa per descrizioni scientifiche applicate al collezionismo. Esemplare di 52,5 mm, con conchiglia di forma conica slanciata, profilo regolare e spalla moderatamente angolata. La spire è medio-alta, composta da giri ben definiti, ornati da maculature e striature irregolari bruno-scure concentrate soprattutto nella regione apicale. Il corpo della conchiglia presenta una caratteristica e fitta ornamentazione di linee assiali puntiformi di colore bruno-nerastro, disposte con notevole regolarità su un fondo giallo-ocra caldo. Questo disegno uniforme e ordinato costituisce uno degli elementi distintivi della forma circae, conferendole un aspetto più grafico e compatto rispetto alla livrea della forma tipica di Conus magus. La forma circae è documentata nell’area indo-pacifica sud-occidentale, con segnalazioni significative per la Nuova Caledonia, località di provenienza dell’esemplare descritto. Vive prevalentemente su fondali sabbiosi o sabbioso-fangosi, spesso in prossimità di ambienti corallini o praterie algali, a profondità generalmente comprese tra 3 e 15 metri. Come tutte le specie del genere Conus, anche Conus magus forma circae è un predatore velenoso, dotato di una radula modificata a forma di arpione utilizzata per l’inoculazione di conotossine. Sebbene non rientri tra le specie più pericolose per l’uomo, il genere richiede sempre cautela nella manipolazione di esemplari vivi.











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